Le
terre intorno al Vatreno ( fiume Santerno), dove oggi sorge Passogatto, erano
occupate fino al 191 a. C., dai Galli Boi che in quell’anno furono cacciati
dai Romani che li respinsero al Sillaro.
La zona nei secoli, subì terremoti e inondazioni che la modificarono
profondamente ma ritrovamenti antichi confermano che la Bassa Romagna fu terra
popolata e ferace prima di diventare paludosa e malarica.
Da queste prime notizie si risale fino al 1437 quando il Papa Eugenio IV cedette
i territori del dominio di Lugo e contado al signore di Ferrara Nicolò
d’Este, ricevendo in compenso 14.000 ducati e 100 moggia di frumento.
L’abate Uguccione cedette il 7- 04 –1439 ai signori De Bon, le
terre dove oggi sorgono Giovecca e Passogatto.
In quell’epoca la Bassa Romagna era paludosa e boschiva, gli abitanti
erano dediti all’allevamento delle bestie e alla pesca, alloggiavano
in case fatte con ciò che la natura offriva: legno ed erbe palustri.
Fu sotto il dominio degli Este che la zona, essendo di importanza strategica
per la difesa dei territori dei signori di Ferrara, venne trasformata in un
vero e proprio forte, tanto che le milizie spagnole di Giulio IV nel 1511
per entrarvi, dovettero minarlo e farlo saltare. Consolidato il loro dominio,
acquistata Lugo e la sua Rocca, la zona per gli Este rappresentava l’estrema
difesa sulla via di Ferrara.
Nel corso di quest’opera di fortificazione del territorio, Borso d’Este
nel 1460 condusse il fiume Santerno, che allora si perdeva liberamente nella
valle detta di Lugo o San Bernardino, nel Po di Primaro alla Rossetta ( circa
dove ogge sorge Lavezzola ). Contribuirono a tale lavoro, con uomini e denaro,
i nobili Roberto Storzi, lughese, Ugo del Buono e Pietro dei Lavezzoli, ferraresi,
e il Conte Giovanni Fiaschi, che bonificarono quasi totalmente le loro terre
poste tra san Bernardino in Selva, Passogatto e Lavezzola.
Tale percorso rimase inalterato fino al 1604, quando il nuovo governo Pontificio,
che era succeduto agli Este, dirottò il Santerno a Giovecca. Sempre
nel 1604 venne istituito un passo a guardia detto “ del Gatto”.
E’ proprio da questo passo che sembra avere tratto il proprio nome la
borgata di Passogatto. Le ipotesi sull’origine di questo nominativo
in realtà sono molte, alcune delle quali curiose come la tradizione
che vuole che le acque del Santerno fossero piene zeppe di pesce-gatti o quella
secondo la quale le famiglie della zona, dovendo convivere con una fame “vorace
ed arretrata”, venissero paragonate dai lughesi a gatti randagi e famelici.
La stessa origine della parola gatto però, dal latino “gata,
gatta, gattum” ossia graticciata , cancello, così come l’usanza
di delimitare i confini tra i campi e la strada con i cd. “spéin
d’gata”, siepi molto presenti in questi territori, portano ad
interpretare il toponimo Passogatto, come passo del fiume o della guardia.
Passo che oltretutto ritroviamo raffigurato anche in una suggestiva stampa
raffigurante la Madonna Venerata nel locale oratorio, dove si vedono alcune
barche in mezzo alla corrente e alcune figure umane sulla riva del fiume,
vestite con uniforme da guardia.
Ritornando alla zona del territorio, nel 1699 la zona divenne di proprietà
di Andrea dal Buono poi fu feudo della famiglia Bentivoglio, e, nel 1695,
di quella dei Manzoni che costruì nel 1720, in prossimità e
a guardia del passo, un’altra delle loro dimore “forti e ragguardevoli”
di campagna, capaci di reggere gli assalti delle soldataglie più temute,
dei briganti e la furia delle alluvioni più disastrose. I Manzoni,
pagando i dovuti tributi alle Autorità Superiori, tennero fino al 1893
tutti i diritti su detto guado o traghetto.
Testo di Lorenza Gentilini